Copertina: Mario Davico. 1920-2010
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Mario Davico

1920-2010

Informazioni
  • A cura di Pino Mantovani
  • Contributori Testi di Flaminio Gualdoni, Cristina Valota, Franco Fanelli e Riccardo Cavallo
  • Dimensioni 21x25 cm
  • Rilegatura Brossura
  • Pagine 144
  • Illustrazioni 160
  • Lingua Italiano
  • Anno 2019
  • ISBN 9788842224914
  • Prezzo € 30,00
Sinossi

L'artista “presente e assente” nella storia artistica del Dopoguerra

Mario Davico (1920-2010) fu pittore apprezzato nel panorama artistico italiano (mostre dell'Art Club, Biennali veneziane, Quadriennali romane, Premi…), e anche internazionale (espose in Francia e altri paesi europei, in America, Giappone, Australia) dalla fine degli anni Quaranta alla metà dei Sessanta. La scelta di ritirarsi, pur continuando a sviluppare la sua ricerca in dialogo con alcune forme della pittura «riflessiva» contemporanea, ha determinato una graduale sparizione del suo nome. Dopo l'Antologica alla Accademia Albertina di Torino, che lui stesso curò meticolosamente, mostra e catalogo, questo è il primo studio sistematico, dedicato da specialisti alla sua opera, indipendente dalle discutibili selezioni dell'artista.Per Davico «il luogo buono» è lo studio, dove l'artista esercita la gioia elaborante della riflessione e del fare, nella cui atmosfera concentrata e confidente l'opera nasce e ha senso che esista. Mentre l'esperienza dell'esporre ha sempre in lui un tratto traumatico, di violazione e sofferenza della natura autentica dell'opera e della privatezza intellettuale: sino alla scelta radicale dell'ultima stagione. Davico d'altronde non si pensa mai veramente «d'avanguardia», soprattutto per quanto attiene agli aspetti comportamentali, mondani del lavoro. Il suo vivere informatissimo, sempre ben presente, nel milieu artistico, vale in quanto offre materia indispensabile al suo ragionare interrogativo sulla pittura, al suo vaglio ferocemente critico e autocritico che si riconosce nel fare, cioè nella zona franca intellettuale ed esistenziale dello studio, dove la pittura sola conta, oltre ogni circostanza, ogni nominalismo possibile, ogni accidente mondano.Dal saggio di Flaminio Gualdoni

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